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Lo scudo di Teia conquista gli spettatori.



 

PIMONTE - “Abbiamo deciso di puntare sulla cultura e sull’arte investendo, con grande coraggio, nel progetto della rievocazione della battaglia dei Monti Lattari proprio sulla collina di Pino. Un evento storico e drammatico che sancì la fine della guerra tra Goti e Bizantini. Grazie a un bando della Città Metropolitana abbiamo avuto l’opportunità di realizzarla e, a giudicare dal successo di presenze e dall’unanime consenso della critica, si tratta di una scommessa vinta. Siamo solo all’inizio di un percorso di valorizzazione del ‘Castrum Pini’. Ripartire da qui vuol dire ripartire dalle nostre radici per guardare al futuro della città”. Queste le parole di Lucia Somma, presidente del Consiglio comunale di Pimonte e promotrice dell’evento insieme al regista, Gabriele Saurio. Soddisfatto per la riuscita dell’iniziativa il sindaco, Michele Palummo: “Non a caso abbiamo scelto per la rappresentazione il primo nucleo abitativo di Pimonte. Per noi si tratta di un prezioso punto di partenza per rilancio culturale e turistico di Pimonte”. A illustrare lo straordinario impegno di tutti i partecipanti è il regista Gabriele Saurio, direttore della compagnia teatrale VocAzioni Creative che ha messo in scena lo spettacolo: “Sono stati giorni di durissimo lavoro che hanno coinvolto 19 attori e 50 figuranti per dare vita a questo spettacolo di prosa in un sito magico, sospeso tra cielo e terra. Abbiamo cercato di formare un giudizio critico in chi ha visto il nostro lavoro. Così combattiamo la desertificazione morale. Questa è una delle funzioni principali del teatro. Senza giudizio non c’è il presente, senza presente non c’è vita e senza vita non c’è teatro. E se un racconto non viene rappresentato il teatro non esisterebbe”.  Protagonista de ‘Lo scudo di Teia’ l’attore Ettore Nigro che ha interpretato il ruolo di Teia: “Un’esperienza faticosa ma al tempo stesso magica che mi ha consentito di fare diverse riflessioni sul peso del potere e sulla responsabilità che ne consegue. Mi sono rifatto anche a una lettura in chiave moderna e ho cercato di rappresentare un guerriero europeo con il cuore da samurai. Se riuscissimo a coniugare il sapere occidentale con la saggezza orientale saremmo tutti ottimi imperatori. Abbiamo provato diverse cose in scena nel corso della preparazione del lavoro ma alla fine è stato il pubblico, particolarmente attento, a guidare le nostre emozioni”.


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