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Crisi governo, Draghi domani alla Camera: Lega, Fi e M5S non votano la fiducia



Il presidente del Consiglio Mario Draghi annuncerà giovedì nell'aula della Camera, all'inizio della discussione generale convocata alle 9:00, la propria intenzione di andare a dimettersi al Quirinale. Non è bastata la fiducia  in Senato, arrivati con soli 95 voti favorevoli: il risultato più basso che il governo ha ottenuto in questa legislatura. Un numero esiguo per proseguire il cammino del governo. A mettere la parole fine non è solo il Movimento 5 stelle che non partecipa al voto ma pesano sull'esito le assenze di Lega e Forza Italia che lasciano l'emiciclo. I senatori di Conte però garantiscono il numero legale rimanendo in Aula, come "presenti non votanti". Alla fine i presenti sono risultati 192, 133 i votanti e il tetto per la maggioranza pari a 67.
Nella sua replica ai senatori, il premier ha ringraziato "tutti coloro che hanno sostenuto l'operato del governo con lealtà e partecipazione". Poi ha aggiunto un'osservazione "a proposito di alcune parole che avrebbero messo addirittura in discussione la natura della nostra democrazia, come se non fosse parlamentare mentre lo è e io la rispetto e mi riconosco". Draghi ha poi parlato del Superbonus, sottolineando che "il problema sono i meccanismi di cessione. Chi li ha disegnati senza discrimine o discernimento?". Sul salario minimo ha detto: "C'è una proposta che non veda l'imposizione, il diktat del governo sul contratto di lavoro". Lega, Forza Italia e Movimento 5 stelle non voteranno. I pentastellati resteranno in aula, il centrodestra di governo non si presenta alla chiama. 
 
Il centrodestra di governo aveva presentato un'altra risoluzione, che dopo la riunione dei capigruppo si è scelto di non votare, chiedendo a Draghi di formare un nuovo governo "profondamente rinnovato", cioè con nuovi ministri, senza il Movimento Cinque stelle. La mossa anticipata dalla Lega in Aula è stata seguita - almeno secondo quanto si legge in una nota congiunta - anche da Forza Italia. La Lega, attraverso le parole del capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, ha indicato al premier anche la soluzione B, cioè rimanere in carica fino alla formazione di un nuovo governo dopo le elezioni. Ovviamente resta da vedere quali potrebbero essere le scelte del presidente della Repubblica. Forza Italia, Lega, UDC e Noi con l'Italia hanno diffuso un comunicato in cui sottolineano di aver "accolto con grande stupore la decisione di porre la questione di fiducia sulla risoluzione presentata da un senatore - Pierferdinando Casini - eletto dalla sinistra.
Draghi, parlando al Senato dopo le dimissioni della settimana scorsa, aveva chiesto il consenso più ampio possibile del Parlamento perché, aveva sottolineato, serve a maggior ragione per un "presidente del Consiglio che non si è mai presentato davanti agli elettori". E l'unica strada per andare avanti, aveva aggiunto stamani, "è ricostruire daccapo questo patto, con coraggio, altruismo, credibilità". Basta ambiguità, è in sostanza la richiesta del presidente del Consiglio

 

 


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