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Marigliano, la morte del camposanto (secondo appello)



MARIGLIANO - Comincio a numerare gli appelli perché sono consapevole che ne dovrò scrivere ancora tanti per risvegliare gli animi di un popolo che vive ormai passivamente qualsiasi sopruso. Che è così abituato ad essere oltraggiato che nemmeno si rende più conto di essere depositario di diritti sacrosanti che vanno però esercitati per evitare che cadano in disuso e si disperdano nel perverso mare dell’indolenza.

Il camposanto è morto dicevo nel corso della prima lettera denuncia. Mi trovo adesso a dover precisare che non si è trattato di morte naturale, bensì di vero e proprio assassinio. Un omicidio dunque operato dalle amministrazioni che da decenni non danno seguito al loro dovere istituzionale di controllo e supervisione delle opere di manutenzione del luogo di culto dei defunti. La decadenza in cui si è colpevolmente lasciato agonizzare quel posto, equivale al reato 408 del Codice penale dove segnatamente si parla di profanazione delle tombe. Un reato vero e proprio e pertanto perseguibile per legge. Per questo, aldilà delle denunce social, mi accingo in questi giorni a dar seguito alle mie istanze con atti pubblici in cui indicherò nomi e cognomi degli incaricati che hanno disertato il loro mandato istituzionale. Denunce in cui sarà chiesto agli interessati di fornire le proprie motivazioni allo scempio compiuto a danno del popolo sovrano.

Ma ci sono altri colpevoli da condurre in tribunale. Sul banco degli imputati vanno a mio giudizio portati pure tutti i parroci della cittadina ed il Vescovo che ne dovrebbe indirizzare la pastorale. I custodi della spiritualità, sebbene consapevoli della presenza di una chiesa all’interno delle mura del cimitero, non si sono mai di fatto adoperati per darle un’anima e per trasformarla nel posto in cui accogliere le preghiere dei fedeli o in cui confortare la loro disperazione. Sono anch’essi, dunque a mio giudizio colpevoli di tradimento del proprio mandato su questa terra. A loro attribuisco la non meno grave responsabilità di aver trasformato un luogo sacro, in un osceno teatro dell’orrore in cui si celebra la vittoria delle tenebre sul regno della luce. Non serve ammonire i fedeli dall’altare se non si ha cura di edificare modelli virtuosi, che sappiano glorificare la Parola con la potenza del decoro e della bellezza espressa nei luoghi deputati a celebrare la grandezza del Creatore.  

Si tratta di colpe alle quali in un modo o nell’altro si dovrà porre rimedio. Dal canto mio, insisterò fino a che le responsabilità di questi luoghi non saranno affidati in mani rispettose e consapevoli della delicatezza del compito che gli è stato attribuito. Preparerò, con i limiti della mia confessa ignoranza, atti specifici che sottoporrò al protocollo delle istituzioni competenti nei prossimi giorni. Intanto, già mercoledì 4 agosto una squadra di volontari che si è adunata intorno a noi provvederà a partire dalle 9,00 alla pulizia generale della chiesa. Un intervento non certo risolutorio ma simbolico cui affidiamo il compito di raccogliere le forze e stabilire relazioni proficue all’arduo cimento che ci siamo imposti. Chi tra i cittadini intendesse unirsi si renda disponibile a partire dalle 9,00 magari munito di scopa, paletta e detersivi igienizzanti che restituiscano al luogo parte della sua vilipesa dignità.

La segreta speranza è quella di celebrare Messa già a partire da Domenica 8 agosto. Chiunque si sentisse risvegliato da questo appello non manchi di far pesare la propria presenza, magari sollecitando allo scopo il parroco della propria frazione.

Sarà una battaglia lunga ed estenuante ma a dispetto della tragedia che segna la nostra esistenza ho fiducia nella forza delle istituzioni e nella buona disposizione di qualche pastore al momento troppo sonnolento.

Foto di archivio


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