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Marigliano, dr Marfella: qui si muore il 290 per cento in più rispetto altrove e le istituzioni non ne parlano.



MARIGLIANO - A Marigliano si muore il 290 per cento in più rispetto agli altri luoghi. Nemmeno ad Acerra dove c’è l’inceneritore e una grave emergenza ambientale si tocca questa percentuale. Il tasso di mortalità qui, infatti, è del 170 per cento. A denunciarlo è il noto e combattente medico per l’Ambiente, Antonio Marfella,  in un convegno tenuto a Marigliano, nel santuario della Madonna della Speranza. Siamo nel territorio dove uno dei problemi maggiori è la bomba ecologica “Agrimonda”.

Già,  il sito di ceneri combuste di fitofarmaci e chimici per l’agricoltura, che ironia della sorte per una manciata di metri si trova nel comune di Mariglianella. Insomma giochiamo sulla linea di confine mentre la gente muore più che altrove? A via Pasubio, a Marigliano, siamo nell’epicentro del dramma.  Sappiamo con certezza  cosa è bruciato: fertilizzanti e pesticidi tra cu anche DDT.  I dati certi di mortalità nessuno li vuole discutere ora che ci sono? “Nessuno mi chiama più, non vogliono sentire la verità”, denuncia il professore Marfella.  “Possibile che io li debba discutere in un convento? E’ con le istituzioni che bisogna confrontarsi, sono loro che devono dare delle risposte”.  Ci va giù duro il medico Marfella, massimo esperto in questo settore. “Sappiamo con certezza ciò che e' bruciato ...pesticidi e fertilizzanti. Là si muore e si muore pesante. Se lascio per più di  venti anni i rifiuti a percolare che cosa succede? Vi invito a fare una passeggiata sul sito. Le arance lì  scoppiano. Le rose lì  sono limoni. Se la falda la usi per innaffiare e lavarti  stai mettendo in pericolo la tua persona”.


“Io i dati di mortalità –sbotta Marfella- li voglio discutere nel comune di Marigliano, no nel convento. Se dico fesserie  devono replicare loro. La puzza non e' pericolosa ma e' una spia. E' un segnale di ciò che è avvenuto nel paesaggio e delle conseguenze”. Venti anni e più hanno percolato questi rifiuti. Era il 18 luglio del 1995 quando il deposito si incendio'.  Erano le 3 del mattino. L'aria diventò irrespirabile e si alzò  una nube tossica visibile in tutto il circondario e fino a Napoli. Andarono a fuoco  prodotti chimici.

Sulla base dei dati forniti dalla proprietà emerse  che al momento dell’incendio erano presenti circa 235 tonnellate di antiparassitari, 750 t. di concimi, 6 t. di plastica, 40.000 litri di pesticidi liquidi: tra i prodotti a maggiore tossicità e presenti in grandi quantità, vi erano Antracol Fort Blue/Bianco (fungicida), Basamid (insetticida), Galben Blu/Bianco (fungicida), Linuron (diserbante), Pirimor (insetticida), Tairel M 8-65 Bianco/Blue (fungicida) Tiosol (insetticida), Vapam (fungicida), Seccattutto (erbicida). Le ceneri dei rifiuti  altamente tossici  sono rimasti per circa 24 anni sul luogo del disastro, coperti solo da un telone che negli anni  si è squarciato  sistematicamente. Dopo 24 anni sono stati spostati, ma intanto il danno è fatto. C'è ancora qualcosa di tossico che ribolle nei  terreni e pozzi. Ciro Tufano, abitante del luogo e responsabile del Comitato Ambientale che non ha mai abbassato la guardia in questi 26 anni di calvario ecologico ha parole di fuoco:” Eccoci dopo 26 anni ancora a parlare dei VELENI e delle  ripercussioni negative sulla salute di TUTTI.

 

Purtroppo non finirò mai di stupirmi. Perché alla stupidità umana non c’è limite... Come al peggio, del resto. Che questo territorio fosse una bomba ecologica non è certo una novità, i terreni e le acque....inzeppati di rifiuti tossici e nocivi non sono un mistero e così di seguito per le emissioni in aria”. Ciro Tufano è sferzante:”

 

Diciamo la verità però. E diciamola tutta! La politica, negli anni NON si è mai SERIAMENTE occupata di QUESTE PROBLEMATICHE,.....PROCLAMI ELETTORALI A PARTE......!!

 

È VERGOGNOSO”.  Ad incalzare sull’argomento è la consigliere regionale Mary Muscarà che fa quadrato con il medico Marfella:” L’inquinamento dell’acqua è più mortale dell’inquinamento dell’aria. Dovrebbero esserci monitoraggi costanti dell’acqua, perché è l’acqua che è inquinata.

 

Il dott. Marfella dovrebbe poter andare a conferire sui comuni, in sedi pubbliche, in qualità di esperto, con i dati alla mano e discutere con i tecnici per arrivare a delle soluzioni concrete, ma sembra che tutto taccia e che non venga chiamato dalle istituzioni. Marigliano ha il 290% in più di mortalità rispetto all’Italia. I dati sono drammatici”.


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