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San Vitaliano, rischio chiusura per ristorante: il Comune non gli ha consentito di mettere i tavoli all' aperto



SAN VITALIANO - Il ristorante Per Bacco rischia di  chiudere: il Comune non gli avrebbe  permesso di posizionare i tavolini e le sedie all' aperto. Dura denuncia del titolare Pasquale Di Palma:" Hanno mandato una famiglia sul lastrico e me nella disperazione più totale senza umanità fregandosene delle leggi dello Stato varate per far fronte all' emergenza pandemia. Non si fa, sono l' unico ristoratore in Italia ad essere stato trattato in questo modo. Sono disperato".

Si sfoga Pasquale in una lunga denuncia: "l governo italiano per far fronte alla crisi delle aziende del settore della ristorazione messe in ginocchio dalla pandemia e per aiutarle economicamente in modo da evitarne il fallimento ha emanato misure di “sostegno alle imprese di pubblico servizio” con il D.L. n. 34 del 19/05/2020 convertito in legge per fare sistemare esternamente i tavolini e gli ombrelloni. A San Vitaliano però si verifica una stranezza . Mentre tutti i ristoratori d’Italia sono riusciti a lavorare almeno nei periodi estivi del 2020 e del corrente 2021, permettendo alle proprie aziende di sopravvivere il mio ristorante e' stato impedito. Infatti in tutti i comuni del nostro territorio, della nostra Regione con velocità assoluta sono state attivate anche dehors all’aperto, io non ho potuto,  devo chiudere ora". La denuncia di Pasquale Di Palma è davvero allucinante.

" L’unico ristoratore d’Italia, e sottolineo l’unico, che non è riuscito a posizionare 4 tavolini sullo spazio all’aperto attiguo al suo locale è il titolare del Ristorante Per Bacco di San Vitaliano, subendo l’accanimento, fregandosene delle leggi e dello Stato emergenziale, è stata affossata un’azienda del paese, messa sul lastrico una famiglia e generato  gravi dispiaceri al titolare". Pasquale Di Palma è un fiume in piena. Illustra i fatti. "

Nell’estate 2020, quando divenne possibile somministrare alimenti e bevande solo all’aperto, veniva inoltrata la prima richiesta di utilizzo di un marciapiede pubblico che subiva il diniego del responsabile del servizio di polizia municipale perché quello spazio risultava di proprietà privata. Il sottoscritto tentò invano di spiegare al sindaco che un’area privata se utilizzata liberamente da chiunque, se aperta a tutti, se occupata da servizi pubblici è da considerarsi di uso pubblico e, quindi, nella disponibilità del Comune.

Con la liberalizzazione delle attività commerciali all’aperto, promossa dal Governo nell’estate 2021, veniva ripetuta la richiesta e, questa volta dalla responsabile del settore tecnico del Comune, veniva ribadito il diniego confermando che si trattava di area privata. Poiché in tutti gli altri Comuni della Provincia e della Regione sono state rilasciate regolarmente le autorizzazioni ad occupare aree private con le stesse caratteristiche e poiché per il Per Bacco l’unica possibilità di sopravvivenza dipendeva da quella autorizzazione, si è deciso di insistere producendo motivazioni più stringenti.

Un professionista di parte, responsabile tecnico in vari Comuni per oltre 30 anni, spiegava prima alla responsabile del settore tecnico e poi al responsabile della polizia municipale ed al sindaco di San Vitaliano perché un’area privata, se non è recintata o delimitata ma di libero accesso a tutti o fornita di servizi pubblici o che mette in comunicazione due strade o aree pubbliche è un’area di uso pubblico e, quindi, nelle disponibilità dell’Ente locale, così come stabilito dall’art. 2 del codice della strada e da decine di sentenze del TAR e del Consiglio di Stato, portate in visione. Gli interlocutori non potevano far altro che assentire e riconoscere che quello spazio è autorizzabile. D'altronde proprio grazie a quelle norme, in passato, sono state illuminate e munite di toponomastica e numerazione civica tutte le strade private.

A questo punto veniva inoltrata nuova istanza in modalità semplificata e con allegata la sola planimetria, come sancito dal comma 2 dell’art. 181 del D.L. n. 34 del 19/05/2020 convertito in legge. La risposta della responsabile del settore tecnico comunale che sarebbe dovuta essere inevitabilmente positiva, è stata agghiacciante. Testualmente si legge: “La richiesta sembrerebbe configurare un ampliamento della superficie per attività di somministrazione di cibo e bevande per il quale risulta necessario inoltrare apposita segnalazione al SUAP attraverso la piattaforma telematica, in dotazione all’Ente, corredata di tutta la documentazione necessaria e pareri e/o autorizzazioni propedeutiche”.

Alla faccia della semplificazione, alla faccia del decreto sostegno! Quello che si chiama “occupazione di suolo pubblico” normalmente concesso a fronte del pagamento di una tassa, ai sensi del Capo II del D. Lgs. 507 del 15/11/1993  è stato tacciato come “ampliamento della superficie di attività commerciale”. E poi “… corredata di tutta la documentazione necessaria e pareri e/o autorizzazioni propedeutiche”: quali sarebbero? Semplicemente la possibilità successiva di poter dire manca questo documento o quella bazzecola e continuare a negare l’autorizzazione.

Tutto ciò nel paese dove le l’illegalità e l' abusivismo non mancano. Basta ricordare soltanto che su quello stesso marciapiedi è posizionato un grosso serbatoio di gas, irrispettoso di qualsiasi norma vigente in materia, rappresenta una vera e propria bomba ad orologeria. Sono i paradossi inspiegabili". Ci va giù duro Pasquale Di Palma: " I cittadini per bene ed i contribuenti onesti vengono vessati e discriminati.

Di fronte a tanta evidenza mi sento di dover chiedere scusa alla mia famiglia, ai miei amici, ai miei compagni ed a tutti i conoscenti per averli spinti a credere e a votare questa maggioranza. Quanto male che hanno profuso verso un essere umano, in quanto sprovvisti di coscienza e dignità, semplicemente dico: vergognatevi!

Pasquale Di Palma


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