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Brusciano, rabbia e ribellione ai funerali del fioraio

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BRUSCIANO - “Ai camorristi dico convertitevi: siamo fatti di bella vita, non di malavita. E’ bello vedere tanti giovani che si ribellano contro la violenza. A voi familiari dico di abbandonare ogni sentimento di vendetta e di impegnarvi per contrastare con la legalità e il bene la camorra. Questo è un cancro che si può distruggere”.

Sono le parole pronunciate nella chiesa del rione 219 dal parroco, don Salvatore Purcaro, durante i funerali di Fortunato De Longis, detto Francuccio, il fioraio che aveva una postazione fuori al cimitero e che un mese fa subì un agguato di camorra. Dopo il funerale del giovane nipote del boss Rega, stroncato da un virus letale, Francuccio, che aveva denunciato un tentativo di estorsione da parte dell’omonimo clan, fu raggiunto da un commando, a bordo di una moto. Pare che proprio in questa occasione sia scoppiato una lite tra lui e i Rega.

C’è attinenza fra i due episodi? Intanto il povero De Longis, dopo un mese di agonia a causa dei proiettili che lo colpirono  è morto in ospedale. Non ce l’ha fatta quel gigante sempre allegro e benvoluto da tutti  a sconfiggere la brutalità criminale. La camorra gli ha chiuso gli occhi  per sempre. Le giovani leve non si fanno scrupoli. C’è rabbia, tanta rabbia per questa morte innocente, annunciata a colpi di stese, gambizzazioni e bombe carta.

Ci sono poche persone ai suoi funerali. C’è il sindaco Giuseppe Montanile, l’assessore Antonietta Marinelli, il consigliere Antonio Castaldo, i vigili urbani, i carabinieri e la polizia. Una cinquantina in tutto i presenti. I giovani indossano una maglietta con la scritta:“Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti”.

 In testa al corteo funebre c'è la bandiera della Madonna dell'Arco.  Attraversano le strade del quartiere, teatro della faida. Un quartiere deserto dove non c’è anima viva. La gente non va in chiesa per l’ultimo saluto a Fortunato. Non sa che la ribellione è fatta di partecipazione e non di frasi scritte sui social imprecando contro tutti e nessuno. Sono affranti i familiari,  che escono dalla chiesa più distrutti che mai.

Salutano Fortunato con voli di colombe e palloncini bianchi tra cui una corona che vola verso il cielo. “Vai zio, vai”, grida la giovane nipote, una guerriera distrutta dal dolore che farebbe di tutto pur di poter riabbracciare lo zio. La rabbia fa pensare occhio per occhio e dente per dente, ma don Salvatore invita a costruire percorsi di legalità. Addio Francuccio, resterai nel cuore di tutti. Non sei un morto di serie B e lo Stato si deve impegnare investendo in uomini, risorse e progetti di educativa da strada affinché  la tua morte non sia vana.


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